444 71. L'uomo di Dio Francesco si era abituato a
cercare non il proprio interesse, ma soprattutto quanto vedeva
necessario alla salvezza del prossimo, e sopra ogni altra
cosa desiderava di essere liberato dal corpo e stare con Cristo
(Fil 1,23). Per questo il suo maggior impegno era di tenersi
lontano dalle sollecitudini terrene, così che neppure
per un istante la polvere mondana potesse fare ombra e turbare
la luce e la pace della sua anima. Si rendeva insensibile
a tutti i clamori esterni e, raccogliendo tutti i suoi sensi
esteriori e dominando ogni movimento dell'anima, viveva assorto
nel solo Signore. Come è detto della sposa nel Cantico
dei Cantici: Nelle fenditure della roccia e nei nascondigli
dei dirupi era la sua abitazione (Ct 2,14).
445 Veramente con gioiosa devozione egli s'aggirava
tra le dimore celesti, e in completo annientamento di sé,
dimorava a lungo come nascosto nelle piaghe del Salvatore.
Perciò cercava luoghi solitari per poter lanciare completamente
la sua anima in Dio; tuttavia, quando c'era bisogno, non esitava
un istante a passare all'azione per giovare alle anime e alla
vita dei fratelli.
Suo porto sicuro era la preghiera non di qualche minuto, o
vuota, o pretenziosa, ma profondamente devota, umile e prolungata
il più possibile. Se la iniziava la sera, a stento
riusciva a staccarsene il mattino. Era sempre intento alla
preghiera, quando camminava e quando sedeva, quando mangiava
e quando beveva. Di notte si recava, solo, nelle chiese abbandonate
e sperdute a pregare; così, con la grazia del Signore,
riusciva a trionfare di molti timori e di angustie spirituali.
446 72. In quei luoghi doveva lottare corpo a corpo
col demonio, che l'affrontava per spaventarlo non solo con
tentazioni interiori, ma anche esteriormente con strepiti
e rovine. Ma Francesco, da fortissimo soldato di Cristo, ben
sapendo che il suo Signore poteva tutto dovunque, non si lasciava
per nulla intimorire, ma ripeteva in cuor suo: «Non
puoi, o maligno, scatenare contro di me le armi della tua
malizia, in questi luoghi più di quanto mi faresti
se fossimo tra la folla».
447 Era veramente fermo e costante nel bene, e null'altro
cercava se non di compiere la volontà di Dio. F. infatti
quando anche predicava la parola del Signore davanti a migliaia
di persone, era tranquillo e sicuro, come se parlasse con
il suo fratello e compagno. Ai suoi occhi un'immensa moltitudine
di uditori era come un uomo solo, e con la stessa diligenza
che usava per le folle predicava ad una sola persona. Dalla
purezza del suo cuore attingeva la sicurezza della sua parola,
e anche invitato all'improvviso, sapeva dire cose mirabili
e mai udite prima.
448 Quando invece si preparava prima accuratamente
il discorso, gli poteva accadere che al momento di pronunciarlo
non ricordasse più una parola né altro poteva
dire. Allora confessava a tutti candidamente e senza rossore
che aveva preparato tante cose, ma le aveva tutte dimenticate.
Ed ecco, all'improvviso parlava con tanta eloquenza da incantare
gli uditori. Altre volte gli capitava di non riuscire a parlare
affatto; allora congedava l'uditorio con la benedizione, e
questo valeva più che se avesse tenuto una lunga predica.
449 73. Recatosi una volta a Roma, per problemi dell'Ordine,
sentì grande desiderio di predicare davanti a papa
Onorio e ai cardinali. Venuto a saperlo, Ugolino, il glorioso
vescovo di Ostia, che nutriva particolare affetto e ammirazione
per il Santo di Dio, ne provò insieme gioia e timore,
perché se ammirava il fervore di quel sant'uomo, ne
conosceva però anche la ingenua semplicità;
ma, confidando nella bontà dell'Onnipotente, che paternamente
non lascia mai mancare ai suoi fedeli quanto è necessario,
lo condusse davanti al Papa e ai cardinali. E Francesco, ricevuta
la benedizione, alla presenza di così grandi principi
incominciò a parlare senza timore. E parlò con
tanto fervore che, quasi fuori di sé per la gioia,
mentre proferiva le parole muoveva anche i piedi quasi saltellando,
ma quel suo strano comportamento, lungi dall'apparire un segno
di leggerezza e dal suscitare riso, provenendo dall'ardore
del suo cuore, induceva gli animi a intrattenibile pianto
di compunzione. E molti di loro effettivamente ripieni di
ammirazione per la grazia del Signore e per l'intrepido coraggio
di quell'uomo, furono presi da sincero dolore. Il cardinal
Ugolino però, dal canto suo pregava fervorosamente
Iddio perché non permettesse che la semplicità
di quell'anima santa venisse disprezzata, anche perché
l'eventuale disdoro, come la gloria di Francesco, sarebbero
caduti pure su di lui, che era stato eletto «protettore»
del nuovo Ordine religioso.
450 74. Francesco infatti si era legato a lui come
un figlio al padre, come il figlio unico alla madre, dormendo
e riposando sicuro sul seno della sua clemenza. Si può
veramente dire che il cardinal Ugolino compiva l'ufficio di
pastore della nuova Fraternità, pur lasciandone il
nome a san Francesco. Il beato padre proponeva quanto era
necessario, ma era Ugolino che provvedeva che venisse messo
in esecuzione. Quanti minacciavano i primi passi dell'Ordine
per rovinarlo! Quanti cercavano di soffocare l'eletta vigna
che il Signore stava piantando nel mondo e di annientarne
le promettenti primizie! Ma tutti costoro furono vinti e trafitti
dalla spada di quel provvido signore e padre. Egli era infatti
un fiume di eloquenza, un baluardo della Chiesa un intrepido
assertore della verità, ma ancora paterno sostegno
degli umili. Memorando e benedetto, quindi, il giorno in cui
il servo di Dio si affidò a questo Pastore di anime!
451 Mentre si trovava in Toscana, come legato pontificio
un incarico che gli veniva affidato spesso, il beato Francesco,
che aveva ancora pochi compagni, passò per Firenze,
dove allora soggiornava il cardinale, con l'intento di recarsi
in Francia. Non erano ancora in quel tempo legati da una profonda
amicizia, ma la fama della loro santità era bastata
ad unirli in un vincolo reciproco di affetto e di benevolenza.
452 75. D'altra parte, era costume del beato Francesco
quando arrivava in qualche città o territorio, di presentarsi
al vescovo o ai sacerdoti del luogo; così, venuto a
sapere che là si trovava il suddetto prelato, si recò
da lui con grande riverenza. Il cardinal Ugolino, come usava
fare con i religiosi, soprattutto con quelli che professavano
la beata povertà e la semplicità, lo accolse
umilmente e devotamente. E poiché nutriva particolare
sollecitudine per i poveri, per venire incontro alla loro
povertà e sbrigare le loro cose si interessò
con diligenza sul motivo della sua venuta ascoltandolo con
grande bontà. Vedendolo così staccato da ogni
cosa terrena, più di qualsiasi altro, e ripieno di
quel fuoco divino che Gesù venne ad accendere sulla
terra, sentì la propria anima fondersi con la sua,
gli domandò la carità delle sue preghiere e
gli offrì con sincera gioia la sua protezione. Quindi
lo dissuase dal continuare quel viaggio, raccomandandogli
di attendere ai fratelli che Iddio gli aveva affidato. Dal
canto suo, Francesco fu ripieno di immenso gaudio, per aver
incontrato un signore così potente e, insieme così
pieno di benevolenza, di affabilità e di senso pratico;
si prostrò ai suoi piedi e con sincera devozione gli
affidò se stesso e i suoi frati.